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Magda 4/4 prima parte


di MissSerena
25.05.2026    |    777    |    1 8.9
"E tu sei tutto ciò che desidero, però se hai dei dubbi dillo adesso, o come si dice ai matrimoni taci per sempre..."
Dopo quasi un anno dal nostro primo rapporto, era oramai chiaro ad entrambi che se ne avevano altri non più per una qualche forma di ricatto com’era successo all’inizio, ma per il piacere d’entrambi.
Col tempo Lucio aveva imparato ad essere uno schiavetto di buon livello, e se non avevo mai usato con lui le maniere forti, era anche perché non ce n’era mai stato bisogno. I suoi errori erano talmente minimi tali da meritare solo piccole punizioni, inoltre sapeva farsi perdonare anche con piccoli regali di buon gusto, o pagando conti che in ogni caso erano sempre alla sua portata.
Poi un giorno accadde qualcosa di indipendente dalla nostra volontà, che però cambiò le carte in tavola in tal modo che non sarebbe più stato possibile tornare indietro.
Un venerdì sera, infatti, l’aspettavo come d’abitudine per il nostro weekend insieme, ma quello che suonò al mio campanello era un uomo con lo spirito sotto le suole.
“Lucio cos’è successo ? Hai la faccia di uno che ha almeno un grosso problema.” gli dissi facendolo entrare in casa mia.
“Tieni leggi tu e poi dimmi se ho solo un grosso problema.” mi rispose dandomi una lettera che aveva tenuto in tasca.
Non mi ci volle molto per capire che era un avviso di sfratto, e anche se i tempi reali per lasciare l’appartamento erano sempre maggiori di quelli previsti, era chiaro che prima o poi avrebbe dovuto trasferirsi.
“Pensa che ero convinta che quell’appartamento fosse il tuo. Fra l’altro la cifra che chiedono è assurda, a occhio quasi il doppio del prezzo di mercato.”
“E’ che ho come ereditato il contratto d’affitto fatto a suo tempo a mia madre.” mi rispose sconsolato “E’ vero che ogni due anni c’è sempre stato un piccolo aumento, ma mai avrei pensato che mi volessero sbattere fuori di casa, e con così poco preavviso.”
“Effettivamente non è una bella situazione, puoi sempre chiedere un rinvio in attesa di trovare un’altra sistemazione, ma non è che la puoi tirare tanto per le lunghe.”
Lessi più volte quella lettera cercando di trovarvi una falla, ma era sicuramente a prova d’avvocato anche perché la società immobiliare che l’aveva spedita era anche famosa per quelle che chiamava “ricollocazioni”, ma che in realtà erano solo sfratti fatti a chi paga poco d’affitto.
“Se vuoi una soluzione ce l’avrei pure, ma è una sorta di pacchetto completo; quindi, o prendi tutto o non se ne fa nulla.” gli dissi ridandogli la lettera.
“Sentiamo questo all optional, anche perché ad idee siamo uno a zero per te.” mi rispose incuriosito.
“Ti trasferisci da me, rendiamo pubblica la nostra relazione anche senza dire cosa facciamo a letto, e firmi un contratto di schiavitù.”
“I primi due punti li ho capiti e mi vanno bene, ma il terzo cos’è ?”
“E’ meglio che ci sediamo, così ti spiego cos’è un contratto di schiavitù, a cosa serve e perché lo si redige.”
Per la prima volta in vita sua non solo Lucio si accomodò sul divano al mio fianco, ma rimase vestito mentre di solito si spogliava non appena entrava in casa mia.
“Un contratto di schiavitù è solo un atto formale privo di valore legale, che stabilisce le regole fra dominatrice e sottomesso, norme che vengono sancite di comune accordo. Per esempio, so che hai paura degli aghi, quindi nel contratto ci sarà scritto che non posso usarli su di te. Di fatto serve più al sottomesso che alla dominante proprio perché stabilisce i limiti di questa, soprattutto per quello che riguarda pratiche e punizioni.”
“Quindi se serve più a me che a te perché lo vuoi fare, non capisco mi sembra un controsenso.” mi chiese non ancora convinto della mia proposta.
“Ci stavo arrivando.” risposi dandogli un piccolo schiaffetto sulla mano “E’ vero che la dominatrice deve rispettare il contratto, ma lo deve fare anche il sottomesso, e se questo lo viola per esempio scappando, l’altra parte può chiederne il bando dalla comunità BDSM, il che vuol dire che non troverà più nessuna persona disposta a farne uno schiavo. Se ne consegue che il contratto po' essere rescisso solo contestualmente, o solo da una parte il che però è abbastanza raro. Ora hai altre domande da farmi ?”
Continuammo a parlare per ore, scrivendo su un blocco d’appunti quelli che sarebbero stati i miei limiti dell’essere la sua dominatrice, oltre che diverse regole di vita comune, nate soprattutto per non renderla troppo rigida.
Stabilimmo anche un periodo di prova di trenta giorni, durante i quali ognuno dei due avrebbe potuto rescindere il contratto, senza alcuna conseguenza verso l’altra persona.

Il giorno seguente incaricai Master Fred di redigere il contratto fra me e Lucio, e lui mi rispose che ci avrebbe aspettato per domenica pomeriggio per le firme.

Lucio arrivò a casa mia un’ora prima del previsto, vestito come se dovesse andare a un matrimonio.
“Ma come cazzo ti sei conciato !” esclamai non appena lo vidi “Guarda che non andiamo a sposarci ! Ora entra che mi vergogno a portarti da Master Fred vestito in questo modo da pinguino.”
“Scusa è che non sapevo cosa mettere, cerca di capire per me è la prima volta che firmo una cosa del genere.”
“Primo devi stare tranquillo, secondo via giacca e cravatta, terzo metti la cintura di castità.” gli dissi cercando di non ridere troppo.
“Ma dovrò spogliarmi ?” mi chiese incuriosito, ma anche un po’ spaventato.
“Sì e se lo vuoi sapere t’inculerò come al solito, prima di farmi scopare da lui, e del resto sono mesi che non mi faccio una sana scopata con un uomo.”
“Io a volte non ci capisco un cazzo.” disse sconsolato.
“Invece il discorso è semplice, tu non sei il solito sottomesso frocio e senza cazzo, certo come maschio vali poco ma quello è secondario. Io voglio sì uno schiavo, ma che non sia un verme, o col cervello da gallina, che vuole vivere sempre e solo da sottomesso al centouno per cento. E tu sei tutto ciò che desidero, però se hai dei dubbi dillo adesso, o come si dice ai matrimoni taci per sempre.” conclusi ridendo.
“No e poi c’è il periodo di prova, credo che quello sarà il vero banco di prova, anche perché credo che abbiamo parlato molto, quindi adesso ci vogliono i fatti.”
Fui un po’ stupita dalla determinazione di Lucio, ma del resto nonostante pensassi di conoscerlo bene, ogni tanto mi sorprendeva mostrandomi nuove sfaccettature del suo carattere.
Il viaggio in macchina fu abbastanza veloce, e una volta arrivati da Master Fred trovammo subito parcheggio, per poi salire nel suo appartamento che in realtà era un ampio attico di gran valore.
Lui m’accolse da gran signore, senza degnare di alcuna attenzione Lucio che mise subito in disparte, dimostrandogli il suo disprezzo anche quando ci fece accomodare in quello che era il suo studio. Infatti, mentre io mi potei sedere su un’ampia poltrona, a lui riservò un piccolo sgabello in legno, giusto per non farlo rimanere in piedi.
“Allora Magda questo è il contratto in triplice copia, una per te, un’altra per me e la terza per lo schiavo.” ci disse mettendomi davanti una cartellina in cuoio “Come mi hai detto ho messo i tabù per lo schiavo che non potrai mai oltrepassare, se non col suo preventivo consenso. Inoltre, ci sono le copie del questionario dello schiavo da lui firmato, come base di partenza del suo addestramento, col consiglio di farglielo ripetere almeno una volta l’anno per vedere i suoi miglioramenti. Se hai domande falle pure.”
“Credo che a questo punto tu debba solo leggerlo, per poi poterlo firmare tutti e tre o sbaglio ?” risposi ben sapendo quello che aveva scritto.
“Come vuoi, allora inizio. Io Master Fred do lettura del contratto di schiavitù fra la Signora Magda e lo schiavo Lucio.”
Lui lesse lentamente tutte le pagine del contratto cadenzando bene ogni parola, e alla fine non ci rimase che firmarlo, prima io, poi lui ed infine Lucio che non vedeva l’ora di scappare da quella casa.”
“A questo punto do il mio primo ordine al mio schiavo ed è spogliati nudo.” dissi cercando di avere un tono solenne.
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